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This Week Song:
"Back to the old house"
Autore: The Smiths
Album: "Hatful of hollow
"
Rough Trade - 1984





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Giuseppe Montesano
Magic People 

 
Antonio Pascale
La manutenzione
degli affetti


Domenico Starnone
Solo se interrogato


 

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16 settembre 2008

GELMINI, VIA!




permalink | inviato da angelusnovus il 16/9/2008 alle 1:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 marzo 2008

Buona Pasqua

Un po' di Bobbi Humphrey super-sound per gli auguri di Pasqua.
Dottoressa, fatti viva. Benicassim ci aspetta.




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14 febbraio 2008

Kevin & co.

Stanno tornando.





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26 gennaio 2008

Fantasmi

Moro col 5% della sua corrente reggeva davvero le sorti del Paese. Certo, in un sistema assai diverso. Ma lo spessore di alcuni uomini di punta delle nostre vecchie classi dirigenti è ormai leggenda. Sono stato sempre convinto della fondatezza delle critiche di Pasolini a quel sistema. Ma le critiche di Pasolini alla DC, oggi, in questo garbuglio sorto dalla decadenza dei vecchi apparati morali, ideologici e di potere, che di fatto hanno retto l’Italia per 50 anni, avrebbero il 10% dell’impatto di allora. I punti di riferimento sono venuti meno: le coordinate “filosofiche” e materiali del modo di partecipare alla politica da parte degli intellettuali sono venuti meno. Avremmo davvero bisogno di una forza storica capace di ripristinare il tessuto connettivo tra la società civile e la politica. E avremmo bisogno anche che questo legame nascesse sano e robusto. Invece mi sa che ci dovremo accontentare del Partito Democratico.


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14 gennaio 2008

Da un treno all’altro

La volontà di fare di questo spazio qualcosa di meno privato, o meglio: la necessità di rileggere il privato alla luce del suo significato pubblico, m’impone una nuova tappa. Altri treni, altre stazioni. Nessun viaggio è veramente tale se si conosce già esattamente la destinazione, se con essa si ha già troppa confidenza. Come con il proprio io. Sorvolerò sui lutti infiniti, piccoli e grandi, personali e collettivi, che rabbuiano, stizziscono e arrovellano questo mio primo scorcio d’anno: implosioni momentanee, tra materia e antimateria; legittime ambizioni di mutamento e seghe mentali più o meno consapevoli.
Ci limiteremo a esaminare e sezionare la tanta carne al fuoco, la fucina pullulante d’ogni sorta di spunto e tentazione centrifuga in cui ciascuno deve adoprarsi per poter arrivare alla fine del proprio viaggio. Insomma, partiremo da Vonnegut, Pascale, Starnone, Montesano, per sconfinare ancora nella fiaba, in Borges, Ocampo, Bioy Casares. Tra Indianapolis, Buenos Aires e Napoli.
Credere fermamente nella sopravvivenza del mito può essere rassicurante. Ma se la mitopoiesi di una civiltà diventa un gigantesco cancro culturale, come qui di fatto accade, figuriamoci allora cosa sarà tra qualche anno delle nostre idee di “cultura”, “politica”, “libertà”. E non vedo più perché non dovrebbe essere questo il mio taccuino. Poi si vedrà. Credere nel grande potere, che oggi paradossalmente appare fortemente “eversivo”, del racconto e del mito in tutte le sue manifestazioni moderne, è ancora legittimo?




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10 gennaio 2008

Capolinea



Squassato e sconvolto dalle recenti festività e dal dibattito sulla legge 194, torno per augurare buon anno e per annunciare l’imminente chiusura di questo blog. Era inevitabile. Ringrazio tutti per la sopportazione e/o l’affetto. Non ho più tempo per parlare dei fatti miei in questo piccolo spazio. Mi dedico ad un nuovo progetto molto più interessante, almeno per me: il blog della mia adorata I-M. Lì ho due 9 in italiano che sto curando come bonsai e che rischiano di appassire se non tenuti nella dovuta considerazione. Spero che qualcuno di voi un giorno venga a trovarci, per eventuali pareri, consigli o, semplicemente, per riflettere insieme su tutto il casino che ci circonda.

A presto.




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10 dicembre 2007

Cassiere

Restano soltanto il notebook e il cellulare. Conversazioni surreali alla cassa: una fila di persone dietro e lei che ti chiede chi sei, cosa fai… e alla fine stavi quasi per dirglielo. Che hai scritto un pezzo sul blog per parlare di lei, certo: ma c’è tempo prima di dirle la verità sul tuo conto, che sei un alienato e amenità di questo tipo. Intanto non ti sbagliavi. Potrebbe essere un film di Frank Capra e invece è la tua vita attuale. Non male. E. devi lasciartela alle spalle. No, non tornerà. Non chiedermelo più. Lei sognava un mondo pieno di felicità e di gioia di vivere, tu non hai saputo darle che rinunce, sacrifici e angosce di ogni tipo. Era tutto quello che avevi e non è bastato. Ma non serve a niente commiserarti. Hai ragione tu ma questo non cambia nulla. La gente ti sorride e non è cosa da poco. Anche lei ti parla e sorride. Prendila come viene e non farti più del male. Ormai il peggio è passato.




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4 dicembre 2007

Banalità

Diffusi i dati del nuovo studio OCSE-PISA sul livello del sistema scolastico in Europa e nel resto del mondo. Cosa scopriamo? Nulla di nuovo, almeno per noi che nella scuola italiana lavoriamo o abbiamo scelto di lavorare. Già, perché, almeno per quanto mi riguarda, posso dire di aver scelto questo lavoro, preferendolo ad altri (in una vita precedente ho fatto l’account manager per una società partner IBM). Siamo nelle ultime posizioni della classifica. E il ministro risponde. Non può non farlo. Ma il modo ci nuoce, in verità, e non poco. La prima sensazione è quella consueta di essere governati da un branco di incompetenti (destra o sinistra cambia poco). Già il 10 novembre Beppe Fioroni aveva parlato del rapporto tra condizione sociale delle famiglie e profitto scolastico, evidentemente credendo di dire qualcosa di illuminante. Non è quello il punto, egregio signor ministro. Per carità, nessuno vuol negare che le condizioni sociali abbiano un loro peso specifico nel determinare i risultati scolastici dei ragazzi. Ma ciò che davvero preoccupa è un altro fenomeno: l’appiattimento verso il basso del rendimento scolastico degli studenti di tutte le condizioni sociali. Ed è questa una questione che non risolveremo con la semplice riforma della disciplina dei debiti, sebbene sia quest’ultima una delle poche scelte felici fatte negli ultimi anni. Ma, egregio signor ministro, se non ricordiamo male, lei ha presentato questo provvedimento come un primo «segnale» concreto di un nuovo indirizzo da percorrere. E invece ci rendiamo conto che questo nuovo corso resta una delle solite fantasie in cui i politicanti italiani amano crogiolarsi: troppe chiacchiere inutili, egregio signor ministro. Vede, da qualche parte nel mondo, le scuole funzionano molto meglio. In parte sarà anche perché l’economia di paesi come la Finlandia versa in condizioni decisamente meno preoccupanti delle nostre. Sarà anche perché la reading literacy (la competenza nella comprensione del testo) dei finlandesi è dovuta a una forte tradizione di lettura che qui da noi, al momento, non è riscontrabile. Ma spiace che non si voglia tener conto di una cosa che, a mio giudizio, riveste un’importanza decisiva: la professione dell’insegnante, come il suo collega finlandese ha avuto modo di ricordare pubblicamente qualche tempo fa (leggi qui), è considerata una delle più importanti. Ciò significa che in Finlandia gli insegnanti non sono dei precari a vita sottopagati e frustrati. Che dice, egregio signor ministro, non sarà il caso di rimeditare a fondo un po’ tutto il sistema di accesso a tale professione? Non sarà il caso di eliminare, una volta per tutte, lo schifo delle graduatorie a punti introducendo un sistema di selezione più rigoroso? E non sarà il caso di rendere questa professione un obiettivo desiderabile per tanti giovani brillanti, che si ritrovano a fare un lavoro che non amano, mentre avrebbero potuto essere degli eccellenti insegnanti, solo perché la prospettiva di guadagnare una miseria, coi tempi che corrono, li ha allontanati irreparabilmente da questa scelta? Mi creda, un sistema scolastico rifondato su queste premesse riuscirebbe a garantire persino una maggiore equità sociale. Lo chieda ai finlandesi.


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permalink | inviato da angelusnovus il 4/12/2007 alle 18:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

28 novembre 2007

Fastidi

Guardare nostalgicamente al proprio passato: mi sembra che un’intera epoca, la presente, sia esclusivamente votata a negare il proprio futuro, ad attenderlo con più ansia e paura che non con curiosità e impazienza. Ma forse c’è di più: la consapevolezza della fine, un senso di tragedia eternamente rimandato nell’atto del consumo di questo tempo. Consunzione che si svolge pittorescamente in un’immensa sagra da paese senza paese: un rito immateriale, virtuale, che esorcizza l’angoscia di esistere quando la consapevolezza della propria fine diventa predominante sulla speranza di una soluzione.


                          



E non ci rimane nemmeno l’illusione dell’avventura, nemmeno l’errore della violenza, della dittatura marxiana per poter sbagliare. Sì, vabbè. Però le cose, quando cambiano davvero lo fanno nelle epoche prive di entusiasmo. Lo abbiamo detto una sera: tra qualche anno compreremo un casale in cui andremo a vivere senza elettronica e faremo un’unica, doverosa eccezione. E sarà l’ultima volta che accenderemo una tv. Compreremo uno schermo gigante per guardarci in diretta la rivoluzione che un’altra generazione, non la nostra, farà. È un po’ questo il senso del nostro generoso, tormentato duello.


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23 novembre 2007

Frantumi

F. mi diceva che abbiamo perso il senso del sacro. Insieme a tante altre cose, aggiungevo io. F. è molto radicale e sbrigativo: il vero problema è il Male, quello con la M maiuscola, quello radicato in profondità nella razza umana e che niente e nessuno potrà estirpare, in questo tempo, in questo spazio. E me lo ha detto improvvisamente, mentre stavamo ricordando a memoria alcune battute del barone Zazà in “Signori si nasce”. Io l’ho guardato per un po’, forse con la stessa aria sconcertata con cui si è soliti fissare uno psicopatico. E a forza di fissarlo in quel modo ho appreso che F. per tutti gli anni dell’università ha fatto parte di gruppi di sinistra estrema. Un problema è che non ho capito come si possa passare da una simile visione all’altra senza avvertire in se stessi un qualcosa di lacerante. E anche se glielo vai a chiedere, F. ti guarda e ti dice solo che l’ha capito perché se davvero vuoi contestare il materialismo becero della nostra società, alla fine ti ritrovi un’unica possibile soluzione: quella che lui ha adottato. Fatto sta che, per essere completamente pazzo, F. è una delle persone più serene e oneste che io conosca. E ancora una volta ti trovi a tuo agio con quelli fuori dal mondo. Almeno questo mondo.

……..

Ci stai provando con la cassiera di uno di quegli enormi capannoni dove si spacciano apparecchi elettronici. Diciamocelo pure. È la cruda verità. Hai acquistato nell’ordine: lettore multimediale foto-video-mp3 nonché registratore vocale, radio e agenda organizer; masterizzatore dvd tecnologia lightscribe; la linea completa degli accessori creative per il lettore succitato; svariati chilogrammi di materiale di consumo (dvd r, dvd rw, cd r, inchiostri, risme di carta per stampante inkjet). Ora hai messo nella lista della spesa: l’autoradio con lettore mp3 e ingresso ausiliario, altoparlanti coassiali da 250 watt; un notebook, probabilmente un nuovo telefono cellulare di ultima generazione, con tecnologia gprs integrata. E non perché lei sia particolarmente bella, anche se lo è, o perché sia particolarmente gentile, anche se lo è. No. Lo stai facendo solo per le sue mani affusolatissime e un po’ nodose. Da pianista. Mani bellissime segnate da una onicofagia compulsiva e rivelatrice di un disagio che ti ha messo addosso una curiosità irresistibile. Sei diventato un po’ maniaco, lo sai? Guarda, fai come ti pare: ma non ritirarti a casa con uno di quei televisori giganti. Uno perché non saprei proprio dove piazzarlo. Due perché non ci sarebbe finale più triste che vederti buttato su un divano a guardare la televisione coi tempi che corrono. Non mi deludere.

……..


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permalink | inviato da angelusnovus il 23/11/2007 alle 21:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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