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Ogni tanto torno, eh...

Nell’ora in cui più mi sei remota

- visione che repentina ti accarni

ai fulminei assalti delle memorie,

mai spente,

mai esiliate dal cuore -

m’invochi:

dal fondo dei mari

da mondi sepolti.

E torna il suono consueto, un richiamo:

della sua tenue cecità m’avvolgo

e in quella voce perduta t’accampi;

viva ti stagli, ti fai mia sostanza

e respiro: perché sempre ritorni.

Non ti cerco con la mente, con gli occhi

ma ti trovo, o inattesa, dovunque.

Ogni volta che ti lascio alle spalle

riappari dai silenzi dell’anima

e ti vedo sorridere ancora:

oh quel sorriso, amato, adorato

che nessuno ha mai visto davvero

che davvero nessuno più avrà.

Non chiedermi di cancellarlo:

affiora da solo, come le maree,

come il canto di chi amando dimentica,

e dimentico del canto ama ancora.

Pubblicato il 25/6/2008 alle 23.42 nella rubrica Fabula.

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